Hall of Fame – As Roma

Tratto da Pagina99 (LINK)

di Simone Vacatello

Le Hall of Fame del calcio sono lente, politiche, schiave di una cronologia rigorosa, vittime del bianco e nero, allergiche alla gratitudine per i figli minori. L’appetito dell’appassionato di calcio soffre di gigantismo e, quando si tratta di insalate di manto erboso, il condimento preferito rimane sempre l’utopia. Benvenuti dunque al primo appuntamento con le rose impossibili di Cramps of Fame, lo spazio nel quale selezioniamo 27 giocatori (sì, sono tanti ma sono comunque meno di quanti ne aveva l’Inter di Moratti fine anni ’90) per andare a formare la rosa ipertrofica dei sogni per ognuna delle squadre più amate d’Italia e d’Europa.

All’undici dei sogni pensateci voi, ché noi teniamo famiglia e tra il 4-3-3 e il 4-4-2 preferiamo Pilato. Apre le danze l’As Roma, fresca di cerimonia della sua Hall of Fame reale.

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Tutta la bellezza promessa da Salih Uçan

Tratto da Pagina99 (LINK)

di Emanuele Atturo

Marmaris è un lembo di terra nel sud della Turchia. Affaccia su una porzione abbastanza chiusa del Mar Egeo, – quasi una baia – , superata la quale si ha di fronte l’isola di Rodi. Ora è frequentata soprattutto da turisti e praticanti di sport nautici, ma nell’antichità ha rappresentato uno dei più importanti centri culturali e commerciali dell’Asia Minore, soprattutto grazie alla presenza delle cave di Nimara, sull’adiacente “isola del paradiso”. Al loro interno, prima dell’arrivo di Alessandro Magno, si venerava la Dea Leto, madre di Apollo e Artemide e originaria del popolo degli Iperborei, antica stirpe artica che pare abbia popolato l’europa mediterranea.
È da qui che viene Salih Uçan, nuovo centrocampista della Roma con i capelli di Lucio Battisti, e già solo questo potrebbe bastare a renderlo uno degli acquisti più eccitanti dell’anno. Poi lo si vede giocare, anche solo pochi minuti, e si cade innamorati come capita con quei pochissimi calciatori che hanno qualcosa di diverso: nel loro modo di toccare la palla, di vedere il gioco, semplicemente di stare in campo. Continue reading

Un cordiale saluto alla parabolica di Monza

Tratto da Passione a 300 all’ora (LINK)

di Alessandro Secchi

E’ con questa immagine che strappa il cuore che salutiamo definitivamente l’ultima curva da pelo rimasta al nostro caro autodromo di Monza.

La parabolica, curva pericolosa, complicata, da percorrere con precisione, è diventata un immenso parcheggio. Si è uniformata alla Roggia, alla prima variante. Tra poco magari toccherà anche all’Ascari, per completare il quadretto. E’, probabilmente, il prezzo da pagare per restare in F1. Tante vie di fuga in asfalto per permettere ai piloti di rientrare se commettono un errore e, soprattutto, permettere agli sponsor sulle monoposto di essere ben visibili per più giri.

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